SOLUZIONI PER LA GESTIONE DEI CREDITI
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Benvenuti in Italia, il Paese dove farsi pagare è impossibile.

16/10/2017
 

L’inizio dell’odissea per qualunque creditore: dai solleciti per iscritto, alle mediazioni giudiziali, sino alle esecuzioni forzate, il nostro sistema è la tana perfetta per il debitore immobile, quello che non pagherà mai

 
 

Chiamatelo debitore immobile, se volete. Una specie di homo oeconomicus diffusa in tutta Europa, ma che in Italia si trova benissimo. Se è vero infatti che nel Vecchio Continente nove fatture su dieci tra clienti e fornitori sono pagate in ritardo - sono i dati di una ricerca Attradius a parlare - è vero anche che in Italia quel 90% si trasforma magicamente in un 94% che ci catapulta in testa alla graduatoria insieme alla Spagna. Rincariamo la dose: se il ritardo medio europeo è di 31 giorni, da noi si arriva tranquillamente a 48. Persino in Grecia, con 44 giorni di ritardo, i creditori se la passano meglio.

Peraltro, l’European Payment Report di Intrum Justicia ci ricorda che non stiamo parlando solo di pubblica amministrazione. Certo, i tempi di pagamento del pubblico sono (ancora) da record, 95 giorni in media dalla data di ricezione della fattura (nel 2016 erano 131!), ma anche il privato non scherza coi suoi 52 giorni, spesso in ritardo rispetto alle scadenze concordate. Un ritardo che, per il 45% delle imprese intervistate, è figlio anche di una precisa intenzione del debitore e non, ad esempio, da difficoltà finanziarie, contestazioni riguardo ai servizi forniti, inefficienze amministrative.

Il brutto è che non è finita. Perché l’appetito vien mangiando e l’Italia è un ottimo posto per prolungare sine die il ritardo e farla franca comunque. Per il professionista o per l’impresa cui tocca l’onere di farsi pagare il contesto è più svantaggioso (e costoso) che mai. Già il primo passo verso l’Odissea della riscossione, sollecitare il pagamento attraverso una lettera scritta dal proprio avvocato, rappresenta una perdita di tempo e di denaro. Niente e nessuno impedisce al debitore immobile di far finta di niente e non rispondere ad alcuna sollecitazione.

 

 

Adire a vie legali è la seconda isola di questa Odissea ed è tutto fuorché risolutiva. A causa dei costi, ovviamente, ma anche dei tempi, visto che per arrivare al decreto ci vuole comunque del tempo. Tempo sufficiente - anche con l’inflazione bassa di questi anni - a far perdere di valore il credito e a far impennare la parcella dell’avvocato

Adire a vie legali è la seconda isola di questa Odissea ed è tutto fuorché risolutiva. A causa dei costi, ovviamente, ma anche dei tempi, visto che per arrivare al decreto ci vuole comunque del tempo. Tempo sufficiente - anche con l’inflazione bassa di questi anni - a far perdere di valore il credito e a far impennare la parcella dell’avvocato. Ma - beffa tra le beffe - molto spesso il giudice anche prima di avere ascoltato le ragione delle parti, invita debitore e creditore ad accordarsi tra loro per la restituzione di una cifra più bassa rispetto a quella pattuita. Un invito a nozze a riprovarci immediatamente, per l’astuto debitore. Un esempio non certo edificante, ma al contempo molto allettante per chi non ci ha mai provato.

Non tutti però accettano di accordarsi. Mal gliene incoglie, ahi loro, perché la loro pena si chiama esecuzione forzata, un gigantesco burosauro fatto di notifiche, di tempi biblici per identificare i beni del debitore - che in molti casi hanno già preso il largo da tempo - e altrettanti per eseguire l’ordine del giudice. Se è vero che nemo ad impossibilia tenuetur, che nessuno può essere costretto a fare l’impossibile, è vero anche che in molti casi l’assenza di risorse non è che un artificio costruito attorno a leggi che lo permettono. Che, ancora una volta, facilitano la vita del debitore immobile e la rendono impossibile al creditore disperato.

«Siamo spesso contattati da imprese disperate che vantano crediti nei confronti di controparti condannate a pagare che si dichiarano nullatenenti – racconta Marianna Vintiadis, Managing Director di Krollcolosso mondiale dell'investigazione aziendale --. Tuttavia, salvo qualche caso raro, le controparti tendono a liquidare tutti i loro beni per tempo e l’individuazione dei conti bancari non può essere lecitamente svolta da un privato. Il nuovo articolo 492 bis del c.p.c. che prevede per un creditore di richiedere la ricerca telematica dei beni del debitore poteva essere un passo nella direzione giusta, ma ad oggi rimane controverso e molti tribunali lo considerano inammissibile. Insomma, nel nostro Paese per pagare e per morire c’è sempre tempo».

Rimane ovviamente la soluzione di cedere il credito a una società specializzata nel recupero - sovente a una cifra di molto inferiore a quella da riscuotere, perché piuttosto è meglio di niente - e rimettersi in gioco. Sperando in un cliente che ancora ignori il fatto che può permettersi di non pagare, nel nome di un sistema Italia che gli consente di farlo

Fonte: L'Inkiesta

 


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